Cime abissali DI ALEKSANDR ZINOV'EV--Quel che smaschera è niente a paragone di quel che già si sa.
Letto questo brano del manoscritto, il Sociologo disse all'Imbrattatele
che lo Schizofrenico avrebbe ricevuto una bella lavata di capo.
Perché, si stupì l'Imbrattatele. Come perché,
si stupì a sua volta il Sociologo.
Qui dentronon si fa che parlare di noi. Ma se c'è non una
sola parola che indichi che si sta parlando di
noi, disse l'Imbrattatele.
Non sono mica scemi, disse il Sociologo: ipocrisia, oppressione,
disinformazione, trascuratezza e via di questo
passo — anche un bambino capirebbe di chi si vuol parlare.
E il Sociologo raccontò l'aneddoto dell'uomo che gridava: “Vanitoso
imbecille!” e venne arrestato per offesa al Direttore Capo,
sebbene egli sostenesse di avere in mente un
collega, giacché tutti sapevano chi era il vanitoso imbecille.
Questo però è illegittimo: non si può dire che una persona sta
parlando di noi semplicemente perché qualcuno trova che ciò che
essa dice può venire attribuito anche a noi, disse
l'Imbrattatele.
Che c'entra qui la legittimità, disse il Sociologo. Io intendo un
sistema di valutazioni basate sui fatti e che fornisce materiale alla legittimità.
A valutare questo manoscritto sarà un esperto. E ne sceglieranno uno che emetta quella perizia che da lui appunto ci si attende.
Un avvocato? Non è uno specialista e non può
esser nominato esperto in una faccenda come
questa. Un altro esperto? Fa' tu un nome. Io
conosco a menadito tutti quelli che, formalmente, avrebbero il diritto
di essere esperti in un caso simile. E tu, disse l'Imbrattatele. Io?
Sarei ancora il migliore, disse il Sociologo.
Ma cosa posso, io? E poi, io non voglio. Questo lavoro non è
abbastanza forte dal punto di vista scientifico, perché uno si sacrifichi per causa sua.
Quel che smaschera è niente a paragone di quel che già si sa.
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Aleksander Zinov’ev, matematico e filosofo, è stato uno dei più originali critici e dissidentidel regime sovietico. Il suo Cime abissali (titolo ossimorico, a simbolo della patologica illogicità dell’ideologia), uscito in Svizzera nel 1977, è una fluviale composizione tra il romanzo e il saggio, in cui con spietata analisi e disperata comicità si animano in presa diretta personaggi, comportamenti e meccanismi tipici, e necessari, del regime dell’URSS. Esule all’estero, è rientrato alla caduta di esso, ma il suo spirito critico si è rivolto allora alla realtà russapost-sovietica, fino a concepire negli ultimi anni (è morto recentemente) una sorta di «cimabissale» nostalgia per certi aspetti della società sovietica.Anche da questa sua vicenda emerge il significato storico di Cime abissali che, pur partendo dalla grottesca fenomenologia del potere nel regime comunista, è metafora della «banalità del male», di una normalità che occulta l’orrore, dell’architettura mostruosa che si produce intorno ad ogni ideologia che pretenda di identificare e annullare la persona umana nel sistema sociale.
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SINOSSI
Non esisteva finora una satira dell’URSS adeguata al suo smisurato oggetto. Con questo romanzo, proliferante e inesorabile come il Bouvard e Pécuchet di Flaubert, un logico russo tra i più prestigiosi ha compiuto il gesto temerario di scriverla. «Zinov’ev è stato capace di fare ciò che non era mai riuscito a nessuno storico, filosofo o sociologo, sia in Occidente sia nell’Unione Sovietica»: così un grande storico russo, Aleksandr Nekrich, ha salutato l’uscita di questo libro sconvolgente. Ibania, cioè il «paese degli Ivan», che «anche se per caso esistesse, sarebbe una pura invenzione», è il luogo dove si svolge questo romanzo: qui, a forza di controllare gli oggetti e le persone, si tende a perdere ogni rapporto concreto con essi, e si ha a che fare soltanto con una serie indefinita di procedure di ben temperata menzogna e occhiuta sorveglianza, che ciascuno è tenuto a esercitare e subire. E tutti gli sforzi sono dedicati a porre in atto una «misura storica» il cui scopo è «scoprire gli elementi che disapprovavano la sua messa in atto e fissare disposizioni adeguate».
In questo paese vediamo muoversi, sotto nomi allusivi, una folla di personaggi, sopravvissuti dell’antico ordine (età di Stalin), sostenitori e denigratori del penultimo (età di Chrušcëv), funzionari e vittime dell’attuale (età di Breznev). E sarà facile riconoscere, in molti casi, chi parla e di chi si parla: da Stalin a Neizvestnyj, da Solzenicyn a Chrušcëv, da Evtušenko a Sinjavskij. Tutta la storia russa dalla Rivoluzione a oggi viene illuminata come un teorema dagli innumerevoli e sottili corollari. Al centro di tutto, uno sciame di uomini del potere – politico, burocratico, accademico –, spesso tanto più mediocri e meschini quanto più alta è la loro posizione. Si incontrano, si spiano, si tradiscono, si abbracciano, e instancabilmente tornano a parlare delle regole e degli intrighi della società ibanese.
Una comicità selvaggia si sprigiona da queste pagine, una comicità che è possibile solo a chi ha varcato la soglia della disperazione. Il movimento vorticoso di questo teatro ci lascia sbalorditi, sgomenti. Sentiamo che lo regge un cervello avvezzo alle armi più raffinate della logica, e che di esse si serve per rendere evidente la forma di una società che è un solo gigantesco sofisma. E sentiamo anche, nel fondo, tutta la grande tradizione nera del romanzo russo: da Gogol’ a Saltykov-Šcedrin al Dostoevskij dei Demoni e delle Memorie dal sottosuolo, a Sologub, a Bulgakov – quella tradizione che per prima ha scoperto come il mondo moderno conosca un suo tragico peculiare, che non riesce a non essere accompagnato dal brivido di un riso devastatore.
Rovesciando il noto luogo comune secondo cui nell’URSS vi sono talune degenerazioni, Zinov’ev monta e smonta dinanzi ai nostri occhi il meccanismo di una società che in quelle degenerazioni ha il suo cuore. Come tutti i grandi scrittori satirici, Zinov’ev non concede vie d’uscita, né fuori né dentro Ibania: di fatto, quelle ossessive «leggi della società», che mostra all’opera nel suo romanzo col rigore dello scienziato e la furia del visionario, noi le riconosciamo immediatamente, perché le viviamo ogni giorno, seppure in varianti che forse una volta saranno ordinatamente classificate da qualche paziente naturalista.
Cime abissali apparve in Svizzera nel 1977.
https://www.adelphi.it/libro/9788845903243
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La biografia di Zinov’ev, che già nel ’39 si era fatto espellere dall’Istituto di Filosofia di Mosca per un complotto antistalinista e fu riabilitato solo dopo aver prestato servizio nell’Armata Rossa, renderebbe facile inquadrare questo romanzo nel filone dei “libri del dissenso”, tant’è che non di rado viene posto a fianco di Arcipelago gulag di Solženicyn. Tuttavia Cime abissali, che pure presenta un mondo in cui logica e buonsenso sono ribaltati e la delazione è sempre in agguato, si presta a letture più complesse. Certo, nella grande nazione di Ibania, dove tutti si chiamano Iban Ibanovic e sono quindi identificati con appellativi-funzione come il Collaboratore, il Pensatore, il Doppiogiochista, lo Schizofrenico, il Chiacchierone, l’Imbrattatele, il Veritiero (figura in cui si può riconoscere lo stesso Solženicyn), niente ha senso, i dati reali sono visti come il maggior pericolo per l’ordine costituito (“è risultato che il 99,99999999999999% appena dei quadri dirigenti di Ibania sono leali verso i quadri dirigenti di Ibania, il che entra in contraddizione col punto di vista ufficiale, che fissa il tasso di lealtà a 105,371%…”) e il talento o l’intelligenza sono quasi sempre puniti.
Difficilmente, però, troveremo i personaggi di Zinov’ev parlar bene dell’Occidente, o di sistemi sociali alternativi a quello in cui si trovano a vivere.***
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Ed infatti nel 2005. scrive
"«I paesi occidentali hanno conosciuto una vera democrazia all’epoca della guerra fredda. I partiti politici avevano delle vere differenze ideologiche e dei programmi politici diversi. Gli organi di stampa avevano anche loro delle marcate differenze. Tutto questo influenzava la vita delle persone, contribuiva al loro benessere. Ora è tutto finito. Perché il capitalismo democratico e prospero, quello delle leggi sociali e delle garanzie sul lavoro, doveva molto alla minaccia comunista. Il grande attacco ai diritti sociali nell’Ovest è cominciato con la caduta del comunismo all’Est. Oggi i socialisti al potere nella maggior parte dei paesi europei svolgono una politica di smantellamento sociale di tutto ciò che c’era di giustamente socialista nei paesi capitalisti. Non esistono più in Occidente delle forze politiche capaci di difendere gli umili. L’esistenza dei partiti politici è puramente formale. Le loro differenze spariscono ogni giorno. […] La democrazia tende a sparire dall’organizzazione sociale occidentale. Il totalitarismo si diffonde nel mondo perché la struttura sovranazionale impone le sue leggi ai singoli Stati. Tale sovrastruttura antidemocratica dà gli ordini, impone sanzioni, organizza embarghi, sgancia bombe, provoca fame. […] Il totalitarismo finanziario ha soggiogato il potere politico. Le emozioni e la compassione sono estranei al freddo totalitarismo finanziario. Rispetto alla dittatura finanziaria, quella politica è umana. La resistenza fu possibile nelle dittature più brutali. La ribellione contro le banche è impossibile. Il cittadino occidentale subisce il lavaggio del cervello molto più di quello sovietico all’epoca della propaganda comunista. Nell’ideologia la cosa principale non sono le idee, ma i meccanismi della loro diffusione. La potenza dei media occidentali, per esempio, è incomparabilmente superiore alla propaganda del Vaticano al culmine della sua potenza e non si tratta solo di cinema, letteratura, filosofia. Tutte le leve d’influenza e i meccanismi utilizzati nella promulgazione della cultura, nel senso più ampio, operano in tale direzione. Al minimo impulso tutti coloro che lavorano in questo settore rispondono con tale coerenza che è difficile non pensare che gli ordini provengano da un’unica fonte. In Unione Sovietica il 10-12% della popolazione attiva lavorava nell’amministrazione del paese. Negli Stati Uniti è il 16-20%. Tuttavia, l’URSS fu criticata per l’economia pianificata e il peso dell’apparato burocratico. 2000 persone lavoravano nel Comitato centrale del partito comunista. L’apparato del partito comunista aveva 150 mila lavoratori. Oggi in occidente vi sono decine, persino centinaia di imprese industriali e bancarie che impiegano più persone. L’apparato burocratico del Partito comunista sovietico era trascurabile rispetto al personale delle multinazionalioccidentali».(Alexander Zinov’ev: “Nessuna rivolta è possibile contro una banca”)
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